L’Associazione Italiana di Cultura Classica

Delegazione della Svizzera Italiana

in collaborazione con la

Biblioteca cantonale di Bellinzona

 

nell’ambito del ciclo di conferenze

UTOPIA

I grandi testi dell’utopia nella cultura greca classica e ellenistica e la loro ricezione

 

invita alla lezione

 

MoroIl gioco paradossale dell’utopia

Fra antico e moderno, fra parole e immagini

 

di  Lina Bolzoni

(Scuola Normale Superiore di Pisa)

 

Giovedì 22 marzo 2018, ore 18.30

Biblioteca cantonale Bellinzona

 

La nascita del genere dell’utopia nell’Europa moderna si deve al testo che Thomas More pubblica nel 1516 e che viene ben presto tradotto in molte lingue. Sulle orme di Platone, ma soprattutto di Luciano, More (come il suo amico Erasmo) usa le risorse del paradosso per rappresentare un mondo che non c’è e che è nello stesso tempo il migliore dei mondi possibili. In questa operazione un ruolo importante svolgono le immagini, sia quelle che presentano l’immagine dell’isola di Utopia nel frontespizio del testo, o che ricostruiscono l’alfabeto degli abitanti dell’isola, sia il ritratto di amici (Erasmo e Peter Gilles) dipinto da Quentin Massys e inviato in dono a Thomas More.
In modi diversi anche i testi utopici italiani colgono e sviluppano la componente paradossale: si analizzano in questa chiave il Mondo savio (o Mondo pazzo) di Anton Francesco Doni, pubblicato fra il 1552 e il ‘53, e la Città del Sole di Tommaso Campanella, scritta nel 1602.

 

Lina Bolzoni è docente di Letteratura italiana alla Scuola Normale Superiore di Pisa dal 1997. Fa parte del consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana ed è socia nazionale dell’Accademia dei Lincei.

 

Immagine: in nero la parola “UTOPIA” nell’alfabeto attribuito da Thomas More agli abitanti dell’omonima isola immaginaria.

 

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