Il nostro Programma 2019 prende avvio, in queste settimane,
con un ciclo di quattro conferenze dedicate al tema

LA DEMOCRAZIA E LE ALTRE FORME DI GOVERNO
NEL MONDO ANTICO (E NON SOLO)

 GOVERNO


Con il contributo finanziario del Cantone Ticino
derivante dal Sussidio federale per la promozione della cultura italiana.

Gli antichi non ebbero mai in forma scritta un testo organico che fungesse da Legge fondamentale che regolasse il funzionamento dello Stato e delle altre sue leggi. Eppure, gli antichi erano consapevoli del fatto che l’insieme degli organismi statali e delle leggi danno corpo a un insieme che noi moderni chiamiamo Costituzione e che i Greci e i Romani definivano piuttosto in rapporto a chi di volta in volta detiene il potere: monarchia, aristocrazia e democrazia (a cui occorre aggiungere le rispettive varianti e le forme ritenute degenerate). La consapevolezza dell’importanza della forma di governo in uno Stato animò numerosi dibattitti presso i Greci e i Romani. Cicerone, nella parte iniziale del suo De re publica ne discute riferendosi proprio alle forme costituzionali che in modo quanto mai variegato si svilupparono nelle poleis greche. Gli stessi Greci non solo 'inventarono' le forme di governo ma ben presto pure dibatterono quale, tra le numerose forme di governo a disposizione, fosse la migliore, come attestano celebri passi, per esempio, degli storici Erodoto e Polibio o dei grandi pensatori Platone ed Aristotele. Soprattutto la democrazia (il termine demokratía ebbe sovente una connotazione negativa o comunque non esattamente corrispondente a come esso è inteso oggi) suscitò nel mondo greco discussioni che in qualche modo sembrano anticipare quelle contemporanei. In questa prospettiva il ciclo La democrazia e le altre forme di governo nel mondo antico (e non solo) costituisce un contributo alla riflessione 'politica' attuale che si riflette nell'esperienza pratica e teorica delle forme di governo degli antichi greci.

 

 

* PRIMA CONFERENZA - GIOVEDÌ 14 FEBBRAIO 2019

Oltre il mito — re e regalità nell’esperienza storica dei greci antichi

Conferenza di Manuela Mari (Università di Cassino)

Presso il Liceo cantonale di Bellinzona (Aula multimediale) - ore 18.00.

Se lasciamo da parte i re del mito, noti dai poemi omerici e dalla tragedia attica di V secolo, il significato e il valore storico della regalità in Grecia si rintracciano in alcuni ambiti molto particolari: aree geograficamente 'marginali', come l'Epiro e la Macedonia, e una città dalle istituzioni assai peculiari, quale Sparta. In tutti questi casi, come per i re mitici, i Greci utilizzano i termini basileus («re») e basileia («regalità»), riconoscendo a queste forme di potere personale una legittimità che invece negavano al tyrannos e alla tyrannis. Se nel caso di Sparta la cosa è giustificabile perché il potere regale è suddiviso tra due persone e controbilanciato da altre istituzioni e magistrature, per gli stati territoriali (a partire dalla Macedonia) i Greci a lungo giustificarono la presenza di un potere monarchico negando che i sudditi fossero greci. A partire dall'epoca di Filippo II e Alessandro Magno (decenni centrali del IV secolo a.C.), però, i Greci delle poleis dovettero accettare l'ingombrante presenza degli stati monarchici, che caratterizzarono tutta l'età ellenistica, fino all'avvento di Roma sullo scenario mediterraneo. E il modello della regalità macedone, nelle sue diverse evoluzioni ellenistiche, finì per influenzare più tardi aspetti del principato romano.

MANUELA MARI Manuela Mari insegna storia greca all'Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Si è formata all'Università Sapienza di Roma, come allieva di Domenico Musti, e ha conseguito il dottorato di ricerca in storia antica presso la stessa Università e le sedi consorziate di Venezia Ca' Foscari e Trieste. I suoi principali interessi di ricerca sono la storia, i culti e le istituzioni della Macedonia dall'età arcaica all'età romana; la colonizzazione greca di età arcaica e classica; le relazioni esterne dei santuari panellenici; la storiografia di età classica ed ellenistica; l'evoluzione nel tempo del lessico politico greco. Tra le sue pubblicazioni sono la traduzione delle Storie di Polibio per le edizioni BUR (Milano 2001-2006: ha tradotto i libri I-XVIII, XXVIII-XXXIII e i frammenti di collocazione incerta) e la monografia Al di là dell'Olimpo. Macedoni e grandi santuari della Grecia dall'età arcaica al primo ellenismo, Atene-Parigi 2002; insieme a John Thornton ha inoltre curato il volume Parole in movimento. Linguaggio politico e lessico storiografico nel mondo ellenistico, Pisa-Roma 2013. Per l'editore Carocci sta curando il volume L'età ellenistica. Società, politica, cultura, Roma 2019, di cui ha scritto l'introduzione generale e diversi capitoli.

 

 

* SECONDA CONFERENZA - GIOVEDÌ 21 FEBBRAIO 2019

Splendori e miserie del tiranno greco: nuovi approcci

Interverrà Maurizio Giangiulio, Università di Trento

Presso la Biblioteca cantonale di Bellinzona, ore 18.30.

La democrazia ateniese è ossessionata dalla tirannide e tuttavia, in età arcaica, la 'leggenda nera' del tiranno non era ancora nata. Alcuni tiranni hanno reso splendide le loro città. Ma la ricostruzione storica dei moderni in quale misura è riuscita a superare le contraddizioni della tradizione antica? Da pochi decenni si è dimostrato che l'affermazione personale del tiranno non è che una delle estreme conseguenze della competizione interaristocratica per il potere nella città. Visto da questa prospettiva, il tiranno arcaico non è incompatibile con l'organizzazione politica collettiva.


 

* TERZA CONFERENZA - GIOVEDÌ 28 MARZO 2019

Aristocrazia come governo dei migliori: una possibilità impossibile

Interverrà: Stefania De Vido, Università Ca' Foscari di Venezia

Presso la Biblioteca cantonale di Bellinzona, ore 18.30.

Nell'età arcaica l'aristocrazia rappresenta un gruppo sociale coeso che determina e indirizza lo sviluppo della polis. Tra la fine del VI e il V secolo a.C. questo modello conosce una crisi. Nella riflessione politica l'aristocrazia definisce allora un assetto ideale d’un passato trascorso che pone al centro i migliori per virtù. La forma politica concreta con cui le città si devono confrontare è piuttosto l'oligarchia, dove a prevalere non sono i migliori, ma i pochi. L'aristocrazia resta come possibilità ‘impossibile’, se non come ingrediente di costituzioni durature solo perché miste, come quelle di Sparta o Roma.

 

 * QUARTA CONFERENZA - GIOVEDÌ 9 MAGGIO 2019

Le parole della democrazia

Conferenza della Prof.ssa Cinzia Bearzot (Università Cattolica di Milano)

Presso la Biblioteca cantonale di Locarno.

 


 

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